Processione del Cristo Morto

La manifestazione che caratterizza il Venerdì Santo a Civitavecchia, denominata Processione del Cristo Morto, ha origini antichissime e per questo la datazione è piuttosto incerta. Sembra che essa risalga all’889, anno in cui, tra storia e tradizione, Civitavecchia potrebbe essere nata sulle rovine della antica Centocelle ad opera di coloro che furono costretti a sfollare per le invasioni dei Saraceni. Alcuni storici fanno risalire la Processione intorno all’anno mille, quando si riteneva prossima la fine del mondo, con la denominazione di Processione degli Incappucciati, per il fatto che vi partecipavano, con i volti coperti da cappucci, alcuni fedeli scalzi e con le catene ai piedi. Altri inquadrano questa manifestazione nell’avanzato medio evo. Il frate domenicano J.B.Labat, nel 1710 a Civitavecchia, scriveva che la sera del Venerdì Santo

La sera del Venerdì, all’imbrunire, comincia a sfilare per le vie di Civitavecchia il corteo, che, illuminato da torce ed antichi lampioni, rappresenta la storia della Passione e Morte di Gesù. La sacra rappresentazione e costituita da statue lignee raffiguranti i Misteri dolorosi del S.Rosario, portate a spalle da volontari incappucciati, che sono, nell’ordine: – Gesù che prega nell’orto degli ulivi – Gesù legato alla colonna – Gesù ecce homo – Gesù che cade sotto la croce – Gesù crocifisso. Tra una statua e l’altra sfilano, portati da bambine vestite di bianco, i cosiddetti Misteretti che sono i simboli della Passione e Morte di Gesù come si rilevano dal racconto evengelico: il martello, i chiodi, il calice, la canna, i dadi, il gallo, la lancia, la corona di spine, ecc. La Veronica e rappresentata da una bambina che, per antica tradizione, è vestita da suora.

Il punto focale e particolarmente interessante e costituito dai Penitenti. Partecipano infatti alla processione del Cristo Morto molti Incappucciati con pesanti catene legate ai piedi nudi ed alcuni portano sulle spalle una croce. Tale tradizione si tramanda in alcuni casi di padre in figlio e vede la partecipazione di intere famiglie e di persone di diversa estrazione e cultura. Si ritiene che la partecipazione a questa forma di penitenza sia collegata alla richiesta di grazie. I Penitenti sotto il cappuccio mantengono l’anonimato. Il corteo continua con il passaggio della statua, di antica fattura, del Cristo Morto, trasportata, su un carro addobbato ed illuminato, dai Confratelli del Gonfalone in saio bianco e con il volto coperto. Il carro era un’antica lettiga usata per il trasporto degli ammalati, quando l’Arciconfraternita del Gonfalone, nel 1930, istituì la Misericordia, che attendeva all’assistenza degli infermi, anche a domicilio. Vengono poi il Gruppo delle Tre Marie ai piedi della Croce e la statua della Madonna Addolorata che, per antica tradizione, viene portata a spalle dalle donne. Alla Processione partecipano alcuni figuranti in costume da soldati romani, torciferi, tamburi e la Banda musicale. Tra le autorita c’e il Vescovo con il clero cittàdino, l’Amministrazione comunale rappresentata dalSindaco e da alcuni Consiglieri che accompagnano il Gonfalone della città.

 



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